Shaker, cinque prodotti per i vostri cocktail casalinghi

shaker su un tavolo

Per sperimentare nuovi cocktail casalinghi che ricordino quelli dei bartender, occorre partire da un buono shaker. Ecco quali sono i principali e quale, invece, potrebbe fare al vostro caso…

Per resistere al nuovo lockdown, si può avere bisogno di ricreare uno spazio vitale e di leggerezza soprattutto nelle proprie case, come un angolo bar. Se dobbiamo abbandonare (o quasi) l’idea del cocktail pomeridiano nei locali, è il caso di provarlo a casa. Oltre ai set per il cocktail qui vi consigliamo lo shaker, elemento essenziale per qualsiasi bevanda miscelata.

Infatti, come suggerisce l’etimologia stessa della parola, che deriva dal verbo inglese “to shake”, ossia “scuotere”, questo accessorio serve a mischiare tra loro gli ingredienti che andranno a comporre la vostra bevanda preferita.

Questo strumento risale alla seconda metà del 1800 a New York e fu inventato, probabilmente, da William Hernett. Il funzionamento era ovvio sin da allora: bastava inserire gli ingredienti e agitare vigorosamente per ottenere il mix. Con il passare dei decenni, però, questo accessorio si è evoluto, per risultare più efficace soprattutto con alcuni tipi di prodotti. E per essere, ovviamente, più bello anche per la presentazione.

Istruzioni per l’uso? Secondo gli esperti della mixology va agitato tra le braccia seguendo una traiettoria orizzontale: no ai movimenti obliqui o rotatori. Tempo richiesto, dai 5 ai 20 secondi. E per lavarlo, serve un buon detersivo neutro e acqua fresca corrente.

Vediamo i principali sul mercato.

Bar shaker Cobbler, il più famoso

Lo shaker più famoso e più conosciuto è il classico miscelatore, il Cobbler Shaker. E ormai è adottato anche nelle abitazioni private. Si compone di tre parti: quella inferiore, dove vanno gli ingredienti, quella centrale, che presenta uno strato comprensivo di fori che fungono da filtro, e quella superiore, che occorre per chiudere ermeticamente lo shaker.

Boston Shaker, set 2 pezzi

Soprattutto usato nei bar, invece, è il Boston Shaker, meglio conosciuto come “l’americano”. Si differenzia dal precedente per una maggiore capienza, permettendo anche di preparare più cocktail simultaneamente, ed è composto da due parti. Qui, infatti, gli ingredienti vanno inseriti nella parte superiore, di solito in vetro o plastica, per poi agitare affinché questi raggiungano la parte inferiore.

Nel caso si usasse già il ghiaccio durante l’azione di mixaggio, occorre fornirsi anche di un colino filtrante, tecnicamente chiamato “strainer”, attraverso il quale versare il liquido per servirlo nel suo bicchiere.

Tin on Tin

Molto usato è anche il Tin on Tin: si tratta di due bicchieri di dimensioni diverse da incastrare l’uno nell’altro. Una volta posti gli ingredienti, si mischiano e si versano direttamente nel bicchiere.

Shaker Parisienne

Last but not least, lo Shaker Parisienne. Quello alla francese, anche questo diviso due parti, è un contenitore inferiore per gli ingredienti e con un tappo superiore. Da usare esclusivamente con lo strainer, in quanto non possiede un colino.

Shaker Cocktail in vetro Decorato

Anche il materiale scelto, inoltre, viene usato per per fare “scena”: l’acciaio inox, oltre a essere più facilmente pulibile e igienico, ne accentua anche suoni e rumori. Per chi vuole risparmiare, invece, buoni anche quelli in alluminio o in vetro. Per quanto riguarda le dimensioni, il più “importante” è il Boston, che può avere una capienza compresa tra i 600 e gli 900 ml, ma la media è di circa 350/500 ml.

 

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