Pannelli fonoassorbenti: materiali e modelli migliori per il perfetto isolamento acustico
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di Daniele Sforza
Chi compra dei pannelli fonoassorbenti pensando di azzerare ogni rumore in ingresso o in uscita rischia di partire con il piede sbagliato, perché il primo problema è distinguere due cose che vengono spesso confuse: il fonoassorbimento e il fonoisolamento. I pannelli fonoassorbenti lavorano soprattutto sul suono che resta nella stanza, quindi su eco, riverbero e riflessioni. I sistemi fonoisolanti, invece, servono a limitare il passaggio del rumore tra ambienti diversi. I pannelli fonoassorbenti servono quando una stanza restituisce male il suono e il riverbero rovina subito la qualità dell’ambiente, ma non fanno miracoli da soli, soprattutto quando il problema è strutturale. Per scegliere bene conviene allora guardare ai materiali, allo spessore, alla superficie coperta, alla facilità di posa e al tipo di ambiente in cui andranno montati.
Pannelli fonoassorbenti: quali scegliere in base a materiali, spessore e ambiente
Nel mercato dei pannelli pronti da montare si incontrano
soprattutto tre famiglie. La prima è quella dei pannelli decorativi con
listelli e feltro, pensati per migliorare il riverbero senza trasformare
una stanza in uno studio tecnico. La seconda è quella dei pannelli in fibra
di poliestere o PET, spesso più puliti dal punto di vista estetico, stabili
nel tempo e comodi in ambienti di lavoro o nelle sale d’ascolto domestiche. La
terza è quella della classica schiuma poliuretanica, che resta molto
usata nelle home studio e nelle sale prova perché lavora bene sulle riflessioni
di medie e alte frequenze.
Parallelamente, nel mondo dell’edilizia e della
progettazione acustica continuano a essere rilevanti materiali come lana di
roccia, lana di vetro, fibra di legno e sughero, che entrano più spesso in
sistemi costruttivi o interventi più completi. Dal punto di vista tecnico, un
materiale fonoassorbente viene valutato anche attraverso parametri come il coefficiente
di assorbimento acustico alfa o l’NRC (coefficiente di riduzione del
rumore): più il valore sale, più la superficie trattata tende a ridurre
l’energia sonora riflessa.
Come abbiamo selezionato i migliori 5 pannelli fonoassorbenti
Questa selezione mette insieme cinque pannelli fonoassorbenti con caratteristiche piuttosto diverse tra loro, che abbiamo scelto pensando a esigenze pratiche e situazioni reali. C’è il modello che punta di più sull’impatto estetico e che proprio per questo si presta meglio a un soggiorno o a uno studio di casa, quello autoadesivo pensato per chi vuole intervenire in modo rapido, la classica soluzione in schiuma più indicata quando l’obiettivo è ridurre il riverbero vicino al microfono o alla scrivania, il pannello in PET più adatto a chi vuole migliorare il riverbero senza riempire la parete di schiuma tecnica e, infine, una variante esagonale che aggiunge anche una funzione decorativa.
tectake Sonic Wall: il migliore pannello fonoassorbente per la casa
Il tectake Sonic Wall è il pannello più adatto a chi
vuole migliorare l’acustica di una stanza domestica con una soluzione più
gradevole da vedere. La struttura a listelli in MDF con impiallacciatura in
legno, applicata su supporto in feltro, aiuta a ridurre una parte del riverbero
che in ambienti spogli rende la voce più dura e l’ascolto meno pulito. Il formato
da 60x120 cm permette di coprire bene la superficie già con pochi elementi,
e questo lo rende più efficace dei pannelli piccoli quando il problema riguarda
una parete ampia dietro la scrivania, il divano o la zona TV.
Il montaggio con la colla o le viti e la possibilità
di tagliarlo su misura gli permettono di adattarsi bene anche a una parete già
occupata dai mobili o da una scrivania, senza costringere a lavori più complicati.
Inoltre, è capace di attenuare il rimbalzo delle superfici nude e rendere la
stanza meno secca e meno affaticante, soprattutto nelle zone dove si parla, si
guarda la TV o si ascolta la musica a un volume domestico. È la nostra scelta
perché, tra i modelli considerati, è quello che migliora meglio il riverbero di
una stanza domestica restando piuttosto facile da inserire in un ambiente
normale.
Soundsbay: il migliore rapporto qualità prezzo
Il set Soundsbay da 12 pannelli è il più interessante quando
il problema è piccolo, ma comunque fastidioso e non c’è voglia di trasformare
tutta l’operazione di montaggio in un lavoro particolarmente lungo. I pannelli
misurano 30x30 cm, hanno uno spessore di 9 mm, sono in poliestere
e arrivano già con il retro autoadesivo. Più che per una parete da
trattare in modo approfondito, sono pensati per intervenire in fretta su
una porta, dietro una scrivania o in un punto preciso dove il suono rimbalza
troppo.
Si applicano facilmente, si tagliano con poca difficoltà e
costano meno dei pannelli più strutturati, ma riescono comunque a dare una mano
quando la stanza è piccola e il riverbero rovina la chiarezza della voce o
dell’audio. Il disegno a nido d’ape alleggerisce anche l’impatto visivo,
quindi non sembrano il classico pannello tecnico tipico da studio. Il limite
sta nello spessore ridotto: non sono la scelta giusta per un trattamento
acustico più serio o per frequenze più difficili da controllare. Tuttavia, come
miglior qualità prezzo, centrano molto bene il bersaglio.
Rovson: il pannello fonoassorbente più adatto a podcast e home studio
Il set Rovson è quello che si avvicina di più al classico
pannello acustico da postazione gaming, da podcast o da registrazione. Non
stiamo parlando di un prodotto pensato soprattutto per arredare, ma di una schiuma
poliuretanica a celle aperte che lavora sulle riflessioni interne in modo
più diretto. I pannelli sono 48, misurano 30x30 cm e hanno uno spessore
di 3 cm, quindi offrono una profondità superiore rispetto ai modelli
sottili e decorativi. È proprio questo a renderli più utili quando la stanza
restituisce una voce troppo secca, troppo rimbalzata o con una coda sonora che
sporca la ripresa.
L’assorbimento è concentrato sulle medie e alte frequenze,
con un indice di assorbimento acustico nelle frequenze medie pari a 0,71
e NRC pari a 0,62. In pratica, significa che questi pannelli risultano
più funzionali vicino a una scrivania, a un microfono, a una parete laterale o
dietro una postazione di ascolto che in un soggiorno dove conta anche l’effetto
visivo. Non risolvono problemi di isolamento tra ambienti, ma sono più centrati
dei pannelli decorativi quando serve asciugare il suono dentro la stanza.
AudioSilk: il più facile da integrare
L’AudioSilk Acoustic Panel Large è il pannello
fonoassorbente da valutare per migliorare l’acustica di una stanza senza
ricadere nella classica schiuma a vista. Misura 116x58 cm, ha uno spessore
di 10 mm ed è realizzato in PET riciclato post-consumo, quindi si
presenta come una soluzione più ordinata e più facile da accettare in un
ambiente quotidiano. Il valore dichiarato fino a NRC 0,91 lo colloca su
un livello più alto dei pannelli scelti soprattutto per arredare, perché nasce
per correggere il riverbero con maggiore efficacia pur restando più pulito da
vedere rispetto alla schiuma a vista: quindi risulta meno tecnico nell’aspetto,
ma più serio di molti pannelli puramente decorativi.
Il suo punto forte è proprio questo equilibrio tra resa
acustica e presenza visiva. Rispetto al tectake perde il richiamo del legno e
l’effetto rivestimento, ma lavora meglio quando l’obiettivo è trattare il suono
con maggiore precisione. Rispetto al Rovson, invece, appare meno legato al
mondo di podcast e registrazione e più adatto a uno studio domestico, a un
home office o a una sala d’ascolto piccola. Costa di più dei modelli
economici, ma non a caso, perché si colloca un gradino sopra per finitura,
materiale e qualità percepita.
Soundsbay Hexagon: il pannello fonoassorbente più decorativo
Il set Soundsbay Hexagon è pensato prima di tutto per
chi vuole intervenire su una parete spoglia senza appenderci il solito pannello
tecnico. I 18 moduli esagonali in fibra di poliestere, con retro
autoadesivo e formato da circa 25,4x30,5x1 cm, permettono di costruire una
composizione più libera e meno rigida rispetto ai classici pannelli
quadrati. È questa la sua caratteristica più riconoscibile: non nasce per
trattare l’acustica in modo profondo, ma per alleggerire il rimbalzo del
suono in ambienti piccoli dove conta anche l’effetto visivo finale.
Nell’uso pratico si presta bene a una gaming room, a
uno studio creativo o a una stanza domestica che suona troppo
vuota e troppo dura. Il fissaggio autoadesivo semplifica la posa e il
formato modulare aiuta a seguire meglio la parete rispetto a pannelli più
grandi e più rigidi. Sul piano acustico resta meno incisivo di Rovson e
AudioSilk, che hanno un’impostazione più tecnica, ma può comunque dare un
contributo utile quando il problema è un riverbero leggero e diffuso. Sicuramente
è più da trattamento leggero che da correzione acustica spinta.
Quando i pannelli aiutano molto e quando invece serve un intervento più serio
Bisogna considerare che i pannelli fonoassorbenti
migliorano la qualità acustica interna, ma non sostituiscono un pacchetto
fonoisolante quando il problema è il rumore che entra da fuori o passa da una
stanza all’altra. Se la stanza suona male, c’è troppo eco, la voce rimbalza, le
call diventano metalliche o l’ascolto musicale si sporca, questi prodotti
possono alleggerire il problema in modo evidente. Se invece si parla di
traffico, vicini, calpestio o pareti leggere tra ambienti, il ragionamento
cambia e bisogna guardare a soluzioni costruttive più complete.
Tra i materiali, chi vuole restare su una logica più
decorativa e pronta da montare oggi incontra soprattutto il feltro tecnico,
il PET e la schiuma poliuretanica. Chi entra invece in un
progetto edilizio più ampio si muove invece tra la lana di roccia, la lana
di vetro, la fibra di legno e il sughero. La lana di roccia e
la lana di vetro restano tra le soluzioni più usate per pareti e intercapedini,
mentre la fibra di legno piace a chi guarda anche alla bioedilizia e il sughero
continua a essere apprezzato per la sua porosità, la traspirabilità e un buon
comportamento anche sul calpestio.
Tuttavia, l’acquisto giusto parte da una riflessione sulla
questione da risolvere. Se il problema principale è il riverbero e si
vuole anche migliorare l’aspetto della stanza, tectake resta il candidato più
facile da integrare. Se la priorità è spendere meno e intervenire in fretta, il
set autoadesivo Soundsbay è la soluzione più semplice. Se la stanza ruota
attorno alla voce, ai podcast o alla registrazione, Rovson si muove in modo più
appropriato. Se si vuole una soluzione più ordinata, più ampia e con
un’impronta più matura, AudioSilk è il pannello da guardare se si vuole salire
di livello. E se l’obiettivo è spezzare una parete piatta con un disegno più
libero, il kit esagonale Soundsbay porta decisamente un po’ più di carattere e
originalità.
FAQ sui pannelli fonoassorbenti
Dubbi e questioni sui pannelli fonoassorbenti? Ecco alcuni chiarimenti che possono tornarvi utili!
I pannelli fonoassorbenti isolano anche dai vicini?
Non in modo risolutivo. La loro funzione principale è assorbire parte dell’energia sonora nella stanza e ridurre eco e riverbero. Il contenimento del rumore tra ambienti diversi riguarda invece il fonoisolamento e sistemi costruttivi più pesanti o stratificati.
Quale materiale funziona meglio per una stanza piccola adibita a voce, podcast o call?
In un ambiente piccolo che soffre soprattutto di riflessioni ravvicinate, la schiuma acustica e i pannelli con un buon NRC lavorano bene sulle medie e alte frequenze. Ad esempio, nella selezione qui sopra, Rovson e AudioSilk sono i due modelli più mirati quando la stanza ruota attorno alla parola o alla registrazione.
Il legno migliora l’acustica oppure serve solo come finitura?
Nei pannelli a listelli il risultato nasce dall’insieme tra lamelle e supporto fonoassorbente, non dal legno preso da solo. Nel caso dei pannelli tectake si parla proprio di combinazione tra feltro e lamelle in legno come base dell’assorbimento sonoro e della riduzione del riverbero.
Esiste una normativa italiana di riferimento per il comfort acustico negli edifici?
Sì. Il D.P.C.M. 5 dicembre 1997 resta il documento di riferimento per i requisiti acustici passivi degli edifici, mentre la UNI 11367 introduce una classificazione acustica delle unità immobiliari dalla classe I alla IV. Sono riferimenti che possono tornare utili quando il tema esce dal semplice trattamento di una stanza e tocca la qualità acustica dell’edificio nel suo insieme.