Luis Sepúlveda, 5 libri per ricordare (o scoprire) lo scrittore cileno

libri Luis Sepúlveda

Il coronavirus ha portato via anche una delle voci letterarie più belle dei nostri tempi, quella del cileno Luis Sepúlveda che con i suoi romanzi aveva conquistato il mondo intero. A 70 anni si è spento in Spagna, dove viveva da tempo, lasciando un vuoto nel cuore dei lettori: ora tanti corrono a riprendere in mano i suoi libri per tornare a innamorarsi della sua scrittura semplice, diretta ma in grado di scavare in fondo agli animi. Altri, invece, che i suoi romanzi non li avevano mai letti, lo cercano per la prima volta, con il desiderio di scoprire un autore pianto da così tanti italiani.

Luis Sepúlveda è stato un scrittore molto prolifico: l’elenco delle sue opere – tra poesie, romanzi e racconti – è lungo e vario. Se volete iniziare a conoscerlo o a riscoprirlo dopo tanto tempo, vi proponiamo 5 titoli da cui cominciare.

Il vecchio che leggeva romanzi d’amore

Dedicato al sindacalista Chico Mendes, Il vecchio che leggeva romanzi d’amore è il romanzo d’esordio (diventato anche un film nel 2001) di Luis Sepúlveda. Pubblicato in lingua originale nel 1989 e arrivato in Italia nel 1993, racconta la storia di Antonio José Bolivar, un anziano che vive ai margini della foresta amazzonica equadoriana. Vi è approdato dopo molte disavventure che gli hanno lasciato i suoi tanti anni, la fotografia sbiadita di una donna che fu sua moglie, i ricordi di un’esperienza – finita male – di colono bianco e alcuni romanzi d’amore che legge e rilegge nella solitudine della sua capanna sulla riva del grande fiume. Ma nella sua mente, nel suo corpo e nel suo cuore è custodito un tesoro inesauribile, che gli viene dall’aver vissuto “dentro” la grande foresta, insieme agli indios shuar: una sapienza particolare, un accordo intimo con i ritmi e i segreti della natura che nessuno dei famelici gringos saprà mai capire.

Con questo romanzo Sepúlveda regalò ai lettori un primo pezzo della sua intensa vita: sette mesi trascorsi nella foresta amazzonica con gli indios Shuar. Nel 1977, espulso dal Cile dopo due anni e mezzo di carcere, si era unito a una missione dell’Unesco per studiare l’impatto della civiltà sulle popolazioni native.

 

 

Il mondo alla fine del mondo

Ultimo aggiornamento il 4 Luglio 2020 23:53

Pubblicato nel 1991 in lingua originale e nel 1994 in Italia, Il mondo alla fine del mondo parte da un inquietante messaggio proveniente dal Cile e approdato in un’agenzia giornalistica di Amburgo: la nave officina giapponese Nishin Maru, comandata dal capitano Tanifuji, ha subito gravi danni in acque magellaniche, diciotto marinai sono morti e molti sono i feriti. È l’inizio dell’avventura di un giornalista cileno: esule dal suo Paese per motivi politici, torna in patria per indagare su questa storia. Quando scopre che la nave pratica caccia alle balene illegalmente decide di fermarla.

Anche per questo suo secondo romanzo, Sepúlveda attinse alla sua esperienza personale: dal 1982 al 1987 lavorò come membro dell’equipaggio sulle navi dell’organizzazione ecologista Greenpeace e successivamente agì come coordinatore tra i vari settori dell’organizzazione. In Il mondo alla fine del mondo portò sulla carta ciò a cui aveva assistito: navi-fabbrica che trascinano a bordo balene esangui e si trasformano in mattatoi, il grido indignato – ma anche il canto ammaliatore – della natura ferita, la protesta contro una cieca follia di cui pure l’uomo rimane vittima.

 

 

Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare

I gabbiani sorvolano la foce dell’Elba, nel mare del Nord. “Banco di aringhe a sinistra”, stride il gabbiano di vedetta e Kengah si tuffa. Ma quando riemerge, il mare è una distesa di petrolio. A stento spicca il volo, raggiunge la terra ferma, ma poi stremata precipita su un balcone di Amburgo. C’è un micio nero di nome Zorba su quel balcone, un grosso gatto cui la gabbiana morente affida l’uovo che sta per deporre, non prima di aver ottenuto dal gatto solenni promesse: che lo coverà amorevolmente, che non si mangerà il piccolo e che, soprattutto, gli insegnerà a volare. E se per mantenere le prime due promesse sarà sufficiente l’amore materno di Zorba, per la terza ci vorrà una grande idea e l’aiuto di tutti.

Questa è la trama del romanzo più noto di Luis Sepúlveda: un inno alla libertà, alla vita e all’amore. L’amore verso tutti, non solo chi ci somiglia ma anche chi è completamente diverso da noi e vuole e sogna qualcosa che noi non riusciamo nemmeno a immaginare. Dal romanzo del 1996 fu tratto nel 1998 il fortunato film d’animazione La gabbianella e il gatto di Enzo D’Alò: lo stesso Sepúlveda partecipò al doppiaggio italiano nel ruolo del poeta.

 

La lampada di Aladino e altri racconti per vincere l’oblio

Avventura, politica, viaggio, utopia, amore e impegno. Ci sono tutti i temi cari a Sepùlveda nei racconti raccolti in La lampada di Aladino. Un ragazzo e una ragazza condividono le lotte del movimento studentesco e si ritrovano dopo gli anni della dittatura cilena e l’espatrio (una storia d’amore che ricorda molto la sua con la poetessa Carmen Yáñez.); un mercante levantino scopre la magia della Patagonia; un angelo vendicatore si batte, al di fuori di tutte le regole, per i poveri della terra.
E tra le pagine di questo libro del 2008 torna la convinzione che certi sentimenti aiutino ad affrontare le asprezze dell’esistenza: l’amicizia, la comprensione, il rispetto per la dignità degli individui, per la natura, per le diversità.

 

Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa

Chiudiamo la nostra piccola selezione con l’ultima favola di Luis Sepúlveda, pubblicata nel 2018. Già il titolo spiega tutto: Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa è la storia di Moby Dick dal punto di vista della balena. Una rilettura del capolavoro di Herman Melville che acquista un valore universale.

La balena bianca, la creatura più grande di tutto l’oceano, ha conosciuto l’immensa solitudine e l’immensa profondità degli abissi e ha dedicato la sua vita a svolgere con fedeltà il compito che gli è stato affidato da un capodoglio più anziano: un compito misterioso e cruciale, frutto di un patto che lega da tempo immemore le balene e la Gente del Mare. Per onorarlo, la grande balena bianca ha dovuto proteggere quel tratto di mare da altri uomini, i forestieri che con le loro navi vengono a portare via ogni cosa anche senza averne bisogno, senza riconoscenza e senza rispetto. Sono stati loro, i balenieri, a raccontare finora la storia della temutissima balena bianca, ma è venuto il momento che sia lei a prendere la parola e a far giungere fino a noi la sua voce antica come l’idioma del mare.

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