Don Camillo e l’Italia popolare del dopoguerra

Don Camillo
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E’ grazie ai personaggi come Don Camillo e Peppone che Giovannino Guareschi ci ha lasciato un’ironico racconto dell’Italia popolare del dopoguerra.

Quando nel 1952 ‘Le Petit Monde de Don Camillo’, film diretto da Julien Duvivier uscì nelle sale francesi, venne accolto dal pubblico in maniera più che trionfale. Il film superò i 6.6 millioni di ricavi in nove mesi. Si trattava del primo episodio cinematografico tratto dal ciclo “Mondo Piccolo” scritto da Giovannino Guareschi dal 1948 al 1969. Tra gli autori italiani più venduti nel mondo Giovannino Guareschi naque vicino a Parma nel 1908. Giornalista, scrittore, umorista, fu il fondatore insieme a Giovanni Mosca e Giaci Mondaini, del settimanale umoristico “Candido”.

Ma è proprio a Don Camillo e Peppone che Giovannino Guareschi deve il suo successo internazionale. Attraverso le vicissitudini di questi due celebri personaggi, lo scrittore offriva uno spaccato dell’Italia popolare del dopoguerra. Con una buona dose di ironia e di gusto per il pittoresco, Giovannino Guareschi raccontava ciò che accadeva in quegli anni fra le parrocchie e le case popolari. Ambientati, infatti, in un paesino di campagna immaginario della bassa padana emiliana, i racconti del ciclo non tralasciavano neanche la politica. Don Camillo e Peppone erano intrepidi rappresentanti degli schieramenti politici avversi dell’epoca, ovvero la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista.

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Don Camillo – Guareschi Giovanni

 

Il mondo della Bassa, irruente e sanguigno, e i due protagonisti, il parroco don Camillo – a volte intemperante nella sua missione pastorale – e il sindaco comunista Peppone, pronto a ignorare – nei casi di coscienza – le direttive di partito. Il primo libro della saga di don Camillo e Peppone comincia nell’immediato dopoguerra: fra rivalità e dispetti continui, sfide etiche e proclami di ultimatum mai eseguiti, Guareschi dipinge con grande umanità i conflitti tra Stato e Chiesa, le passioni politiche e la vita semplice di un immaginario paesello padano “tra il Po e l’Appennino”. Un “Mondo piccolo” in cui don Camillo e Peppone incarnano due uomini dall’anima pura che desiderano solo la salvezza e il benessere per i loro cittadini. Perché il rispetto, la simpatia e l’amicizia non hanno nulla a che fare con il colore della bandiera, o della tonaca.

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Don Camillo e il suo gregge – Guareschi Giovanni

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Nel loro paesello della Bassa Peppone e don Camillo continuano, negli anni dell’immediato dopoguerra, il loro conflitto privato fatto di avventure, vendette, scherzi, strategie opposte e complementari. Perché, si sa, spesso gli estremi sono così estremi che si ricongiungono dall’altra parte. Così può capitare che i due escano dalle cabine elettorali e non si sappia chi abbia fatto la croce sul PCI e chi abbia consegnato la scheda bianca, oppure addirittura che nascondano insieme un carro armato, ingombrante ricordo della guerra da poco finita. Le avventure di Don Camillo e Peppone superano le divergenze politiche, le ideologie, la Storia e si trasformano oggi in racconti pieni di umanità, in cui riscoprire il valore di un “Mondo piccolo” pieno di buona volontà, purezza e dignità.

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Il compagno don Camillo Guareschi Rizzoli

 

II sindaco Peppone un giorno chiede aiuto al curato del paese per incassare dieci milioni vinti al Totocalcio. Non può farlo alla luce del sole: cosa direbbero i compagni di un capo comunista che gioca la schedina e vuole tenersi tutto quel denaro? Così don Camillo mette in piedi un piano infallibile: ricattare Peppone minacciandolo di rivelare il suo segreto, a meno che… A meno che il sindaco non accetti di portarlo con sé in un viaggio d’istruzione nel paradiso dei lavoratori: l’Urss. Inizia così l’avventura avvincente di don Camillo che, travestito da compagno Tarocci, parte alla scoperta della patria gloriosa del socialismo. Tra imprevisti, equivoci, situazioni paradossali, e un Peppone sempre più in ansia, Guareschi ci regala una favola a tratti commovente che celebra il valore del buon senso e della ragione.

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Don Camillo e don Chichì Guareschi Giovanni

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Sono invecchiati, quei due. Il fermento rivoluzionario degli anni Sessanta mette tutto in discussione, e don Camillo e Peppone non si riconoscono più. Il primo si trova a dover condividere la canonica con un giovane pretino progressista, don Chichì; al secondo gli estremisti del Partito – i cosiddetti maoisti – creano non pochi problemi. Entrambi devono fare i conti con Veleno (figlio di Peppone) e Cat (nipote di don Camillo), che appartengono a due bande rivali; litigano col parroco, col sindaco, e, naturalmente, fra di loro. Fra giovani capelloni e ragazze in minigonna, il nostro “Mondo piccolo” ormai fuori moda non si lascia incantare dalle nuove illusioni, ma continua a parlare di valori, realismo e umanità.

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Lo zibaldino – Guareschi Giovanni

Arrivò il cestino pieno di frutta e Margherita allungò la mano verso una pesca, ma la Pasionaria ritrasse di scatto il cestello. Albertino tentò di intervenire a favore di sua madre, ma la Pasionaria scosse il capo e andò a nascondere il cestello nella credenza… Guareschi Questo libro, come dice Guareschi nella prefazione, è “un gran fritto misto di roba che l’autore ha scribacchiato un po’ dappertutto tra il 1938 e il 1948”, è appunto ‘il Guareschi tipo famiglia’, quello che ha tutto il suo mondo racchiuso fra le pareti domestiche. Si tratta di semplici cronache familiari, inframezzate da riflessioni e “storie strampalate” che a volte fanno ridere, a volte riflettere. In queste pagine la forte vena umoristica e l’acuto spirito di osservazione di Guareschi gli permettono di scherzare con affettuosa attenzione sui lati ridicoli della vita di famiglia.

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Il destino si chiama Clotilde – Guareschi Giovanni

Non è facile, per un gentiluomo, essere amato da una giovane e bella arcimilionaria. Normalmente sembrerebbe vero il contrario… Ma quando la fanciulla in questione si chiama Clotilde, la sua storia d’amore con l’aristocratico e squattrinato Filimario Dublè diventa un girotondo frenetico di ereditieri che si rifiutano di ereditare, di crociere di lusso, di naufragi, di gambe di legno, di pirati, di commissari di polizia, di furti e di molto, molto amore, che alla fine trionferà, e non senza un certo tornaconto economico. Un libro scritto in uno stile gustosamente parodistico, movimentato e intricato, che ci fa sorridere e divertire oggi come quando fu pubblicato per la prima volta, oltre sessant’anni fa.

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