Come costruirsi una pensione integrativa attraverso un piano individuale pensionistico

Non è una novità: il sistema pensionistico pubblico offre meno garanzie che in passato. Per chi vuole assicurarsi una vecchiaia serena e mantenere uno standard di vita soddisfacente, c’è l’opportunità di affiancare all’accantonamento contributivo obbligatorio un piano assicurativo in grado di garantire una pensione integrativa. In sostanza, la pensione integrativa è una prestazione pensionistica che va ad aggiungersi a quella riconosciuta dall’istituto previdenziale pubblico. Sottoscrivere un piano individuale pensionistico garantisce una rendita aggiuntiva che va a sommarsi alla pensione. E a seconda del tipo di investimento che viene fatto, nel momento in cui si va in pensione si può scegliere tra ricevere una rendita vitalizia mensile o riscattare parte del capitale accumulato e ottenere la restante quota del piano pensionistico sotto forma di rendita mensile oppure ancora riscattare integramente il proprio capitale.

Questo tipo di assicurazioni è conosciuto come piano individuale pensionistico, detto anche Pip. La rendita riconosciuta dal Pip è composta da una quota capitale, pari a una frazione del montante dei contributi versati nel periodo che va dal momento della firma del contratto al momento del pensionamento e una quota di rendimento, costituita da una frazione dei rendimenti ottenuti dalla gestione finanziaria del capitale versato nel piano pensionistico. Ma a differenza dei fondi pensione, i Pip vengono gestiti esclusivamente da imprese di assicurazione. Si tratta di piani pensionistici accessibili sia ai lavoratori dipendenti sia agli autonomi. E chi sottoscrive un piano individuale pensionistico può scegliere liberamente quanto versare e con quale frequenza. In ogni momento l’importo e la frequenza dei versamenti possono essere cambiati senza alcuna penalizzazione. E visti gli importanti vantaggi che ne derivano, per i lavoratori dipendenti può essere saggio accantonare il Tfr.

Il piano segue lo schema dell’assicurazione sulla vita e prevede che la compagnia assicurativa elargisca un capitale a favore del beneficiario indicato in polizza se l’assicurato morisse prima del termine indicato nel contratto. Le somme versate a favore del piano pensionistico non possono essere pignorate né sottoposte a sequestro. E oltre a garantire una rendita vitalizia complementare nel periodo del pensionamento, scegliere un piano assicurativo finalizzato alla costituzione di una pensione integrativa presenta altri vantaggi. Innanzitutto, i versamenti volontari fatti sono deducibili dal reddito imponibile secondo la personale aliquota Irpef, fino al limite di 5.164,67 euro all’anno, tra i quali non rientrano il Tfr o eventuali contributi aggiuntivi versati dal datore di lavoro.

Ai rendimenti ottenuti viene applicata un’aliquota ridotta pari al 20%, più vantaggiosa rispetto al 26% che si applica alla maggior parte delle forme di risparmio finanziario. Sulla quota del rendimento che deriva dal possesso di titoli di Stato e titoli similari, la tassazione è fissata al 12,5%. La pensione integrativa ottenuta, relativa ai contributi versati, viene tassata con un’aliquota agevolata massima del 15% (se il piano assicurativo dura più di 15 anni l’aliquota agevolata viene ulteriormente ridotta di 0,3 punti percentuali di anno in anno, fino a raggiungere un minimo del 9%). Ne consegue che a fronte di una deduzione minima del 23% (ai quali aggiungere le addizionali comunali e regionali) sul contributo versato, si avrà un maggior vantaggio almeno pari al 7% in termine di tassazione. Risulta quindi evidente che maggiore è il reddito, maggiore è l’aliquota Irpef e maggiore è il vantaggio fiscale per l’aderente.

Chi sceglie questo tipo di investimento può riscattare il capitale versato anche in caso di perdita del lavoro o di invalidità da cui ne deriva una riduzione della capacità lavorativa a meno di un terzo, oppure anche per sostenere spese sanitarie a seguito di gravissime situazioni, per terapie o interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche che riguardano l’iscritto, il coniuge e i figli. In base al contratto e alle casistiche, le percentuali di riscatto variano, fino al 100% del capitale. Per l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa di abitazione per sé, per il coniuge o per i figli si può ottenere fino al 75% della posizione individuale maturata, ma la richiesta può essere inoltrata soltanto dopo otto anni di partecipazione alla previdenza complementare. Il 30% viene invece erogato per ogni altri motivo, anche non documentato, sempre dopo otto anni di sottoscrizione.

Non è mai troppo presto per sottoscrivere un piano assicurativo e iniziare ad accantonare denaro per la propria pensione integrativa. Rivolgiti subito a un consulente per saperne di più e per ottenere consigli su misura per le tue necessità: basta compilare il form per essere ricontattati.

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